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Gallinaro

Gallinaro, sorge al centro della Valle di Comino,secondo scritti di Livio, nasce dopo la distruzione della città di Cominium nel 293 a.C., quando molti abitanti di questa città si dispersero nella Valle di Comino, per fondare gli attuali paesi, tra cui Gallinaro. Il nome di Gallinaro, invece, sarebbe da ritrovare in un passo di Cicerone, il quale ha scritto «Q. Coeparius obviam mihi fuit silva Gallinaria». Secondo la tradizione, infatti, l’Arpinate si riferiva ad un bosco di questo paese, identificato nella selva ad est del centro storico.

Il nome di Gallinaro compare per la prima volta nella storia nel 1023 in un testo redatto in francese antico dove si narra la Ystoire de li Normant. Quando Enrico II, di ritorno dall’Italia meridionale verso la Germania, si fermò a Montecassino per far eleggere abate il monaco Tebaldo.

In questa occasione donò alcune terre con i loro castelli ai tre nipoti del defunto Melo di Bari, suo sostenitore contro i Bizantini. Questo territorio rientrava, tuttavia, nella Contea di Sora e l’imperatore dovette ricorrere all’intervento di Trostaino per attuare il trasferimento della proprietà. Nella Ystoire si racconta che quest’ultimo e 24 suoi compagni «entrérent en lo Castel Gallnar».

Alcuni privilegi del 1038 e de 1047 confermano che in quei tempi che la Cella S. Mariae in Gallenario era un possesso dell’Abbazia di Montecassino. In seguito il Castello di Cellarola fu ceduto a Adenolfo di Aquino in cambio di Piedimonte; sembra probabile, infatti, che i Conti d’Aquino, al momento dell’acquisto del Castello di Cellarola nel 1067, conseguissero anche la signoria di Gallinaro concedendola in seguito alla cacciata dei Normanni come subfeudo a Rinaldo Boccavitello nel 1167.

In un documento risalente al 1204 sono descritti i confini tra Gallinaro e Atina, ma in particolare si menziona Gallinaro in qualità di Universitas (Comune).

Nei registri della Cancelleria angioina, la Polianthea Casinensis, si riporta il testamento del 1259 di fra’ Rinaldo, eremita di San Gerardo, che lasciò una vigna alla chiesa di S. Bartolomeo di Valleluce. In questo documento si trova la prima menzione della chiesa di S. Gerardo e del relativo santuario. In un altro, risalente al Trecento si ricorda la visita dei discendenti di S. Gerardo, Domenico, Pietro ed Andrea de Gerardis, che fecero diverse donazioni e fondarono l’ospedale il 09 Giugno del 1376.

Nel XIV secolo, grazie al il matrimonio della figlia di Rinaldo Gauland, Filippa, con Galeotto Etendard, Gallinaro, così come altri paesi tra cui San Donato, Alvito ed Arpino, passò sotto il dominio di quest’ultima famiglia francese.

Nel 1329 il matrimonio tra la figlia di questi, Angela, e Giovanni Cantelmo, trasferì il feudo di Gallinaro a questa famiglia. Nel 1351 la proprietà passò nuovamente agli Etendard in seguito al matrimonio di Giannotto Etendard con Sancia Cantelmo. Tuttavia i contrasti tra le due famiglie continuarono anche dopo il 1398, anno in cui dovette intervenire, quale intermediario, l’abate di Montecassino.

Gallinaro

Il signore di Gallinaro, Giacomo Etendard tenne ottimi rapporti con il re Ladislao, ricevendo per conseguenza da quest’ultimo una serie di privilegi nel 1405,e dalla sorella Giovanna II. La quale nel 1417, confermò il regio patronato sulle chiese di Gallinaro. La morte della regina diede origine di nuovo ad una serie di scontri tra Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò nel 1435. Le guerre e le calamità naturali (si ricorda a tal proposito il terremoto del 1456) provocarono una riduzione della popolazione che ebbe come uno dei riflessi la scomparsa di alcune chiese.

I periodi seguenti furono funestati da diverse sventure: nel XVI secolo i briganti, di cui il più famoso era il gallinarese Marco Fiore, infestavano il territorio. Il flagello più grave, ricordato dalle cronache, fu la peste del 1656, ancora ricordata in un’iscrizione di Gallinaro.

Nel secolo XVIII le fonti registrano un miglioramento delle condizioni economiche, sociali, culturali e demografiche del paese. A questo periodo risalgono altri eventi di rilievo, come la costruzione dell’orologio pubblico, risalente al 1730 ed i restauri delle chiese di S. Gerardo (1713) e dei SS. Giovanni (1741). Agli inizi del 1800, con l’avvento dei francesi, a causa di una disposizione che vietava l’esistenza di comuni con meno di 1000 abitanti, Gallinaro, che allora ne aveva circa 700, con un atto amministrativo si ritrovò unito a San Donato.

Dopo l’Unità d’Italia, la popolazione si ridusse ulteriormente a causa dell’emigrazione: la mancanza di investimenti nella Terra di Lavoro (tra il 1861 ed il 1900 fu costruita una sola strada) e la chiusura di alcune fabbriche contribuirono ulteriormente all’emigrazione dei Gallinaresi verso altri paesi europei, in particolare la Francia, e verso il continente americano. Molti trovarono lavori molto duri, ma i più fortunati fecero da modelli a grandi artisti, come Rodin, Dalou, Falguière, Melin. Alcuni divennero essi stessi degli artisti, come Domenico Bevilacqua e Carolina Carlesimo, passata alla storia con lo pseudonimo Joanna Romani.

Il terremoto del 1915 e la Seconda Guerra Mondiale provocarono seri danni al paese e, con la fine della guerra, si poneva di nuovo la questione della ricostituzione del comune di Gallinaro, già sorta nel 1945 con la formazione di un comitato. Nel 1948, con un’attenta opera diplomatica, i Gallinaresi ottennero di poter eleggere i propri consiglieri comunali separatamente da S. Donato e in seguito in consiglio fu ottenuta la concessione dell’autonomia alla frazione di Gallinaro, sancita ufficialmente con il decreto del 21 aprile 1948.

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